Il libro da non perdere :”Acqua” di Bapsi Sidhwa

by Erica Borgaro on 14 marzo 2007 · 0 comments updated marzo 14, 2007

in Culture Orientali

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Palazzo dei Venti - IndiaIl romanzo è tratto dall’omonimo e contrastato film della regista indiana Deepa Mehta (già apprezzata autrice dell’intenso “Fire”) la cui lavorazione ha suscitato vaste polemiche e scontri in India e procurato alla regista concrete minacce di morte tanto da dover spostare il set in Sri Lanka.

Da questo piccolo film (che ha concorso agli ultimi premi oscar sotto bandiera canadese perchè l’India non l’ha voluto riconoscere …) che ha suscitato tanto scalpore è stato tratto un breve romanzo ricco di pathos, compassione ma non privo di ironia.

Ritrattti RajasthaniCosa ha tanto turbato la società indiana?

L’aver messo a nudo una piaga sociale che resiste da tempo immemorabile e che continua a esistere: il matrimonio tra uomini adulti e bambine meno che decenni e la conseguente esistenza di vedove bambine a cui è precluso un futuro.

Le vedove, qualunque sia la loro età e casta d’appartenenza, hanno solo 3 possibilità:

  1. Sposare un fratello del defunto posto che ne abbia e sia consenziente
  2. Sacrificarsi sulla pira funebre del marito per per mettere al defunto e alla sua famiglia di non avere onte
  3. Ritirarsi in un Shram rinunciando a tutti i beni materiali e agli affetti vivendo di elemosina in venerazione del dio Krisna.

Queste tre possibilità sono imposte alle vedove da altri: le vedove infatti non possono tornare alla famiglia d’origine cui non appartiengono più

La protagonista della vicenda, ambientata alla fine degli anni trenta, è la piccola Chuyia (Topino) che a nove anni rimane vedova di un marito che per lei è un’ombra intravista da sotto il velo il giorno del matrimonio e viene abbandonata senza spiegazioni (neanche da parte dell’amato padre bramino!) in un ashram in una città santa a lei sconosciuta lungo le rive del Gange.

Dopo lo smarrimento iniziale anche dovuto alla rasatura del capo e all’abbandono forzato di ogni parvenza di femminilità, semplicemente rifiuta il suo destino che non comprende e mette a soqquadro l’equilibrio interno della congregazione di vedove. Si scontrerà duramente con la flaccida e intrigante Madhumati che dirige la casa delle vedove e altri lucrosi traffici, troverà comprensione nell’anziana Bua, amicizia nella bellissima e sfortunata Kalyani che mantiene l’ashram prostituendosi per volere di Madhumati e una madre inattesa nella nobile Shakuntala.

A fianco di queste figure femminili ruotano con tutte le loro debolezze il santone Sadananda, il giovane ed idealista Narayan e l’eunuco Gulabi, cui spettano le battute più ironiche di tutta la storia.

Ce la farà Chuyia a cambiare il corso del suo destino?

Buona lettura e buona visione del film (che si spera di poter recuperare nei circuiti dei cineforum..)

[tags]Oriente, letteratura orientale, letteratura indiana, India, Deepa Mehta[/tags]

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